La Scuola

Tesi e tesine

Il caso del prestigiatore: non capire di aver capito. Di Valentina Silvestri

Ho scelto di parlare del caso di A.,che ho portato anche in una supervisione di gruppo , mossa da una frase che mi era stata rivolta dal ragazzo e che mi è risuonata dentro per molto tempo : “Sei la madre che vorrei!”. Una frase che, di solito, a chi fa il mio lavoro, ovvero l’educatrice in una Comunità per Minori, dovrebbe in qualche modo far piacere o comunque suscitare una reazione positiva ,ma che a me ha provocato confusione e incredulità, come se fosse stata del tutto inaspettata e, soprattutto, non assolutamente ricambiata.

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Il caso di Simone. Di Serena Suraci

Il primo contatto con Simone è del tutto singolare: è il padre a telefonarmi e a chiedermi un colloquio, dicendosi preoccupato perchè il figlio “non esce di casa da mesi, non ha voglia di fare niente”. Quando apprendo l’età del ragazzo (21 anni), chiedo di essere contattata direttamente da lui: i primi dubbi sulla motivazione di Simone ad intraprendere un percorso di terapia fanno capolino nella mia mente. E’ nuovamente il padre a chiamarmi e a insistere per un appuntamento, dicendo che il figlio è d’accordo. Accetto, ma con una piccola riserva relativa alla telefonata col padre, motivo che mi spinge ad indagare da subito la volontà del ragazzo di incontrarmi.

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Caso di S. - Crollo e ricostruzione durante la pandemia. Di Isabella Angelini

S è una donna di 42 anni che seguo in psicoterapia nell’ambito del mio tirocinio da circa un anno e mezzo, con una seduta a settimana. S ha poca stima di sé, si ritiene stupida e brutta.  Sempre in affanno, le sue giornate sono dedicate ad accudire i genitori anziani (che vivono in una casa vicina, in cui S si reca anche dieci volte al giorno) e il figlio adolescente - che dorme ogni notte assieme a lei, nello stesso letto.

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Il filo di M., alla ricerca di Sé. Di Carlotta Scettro

M., una giovane donna di poco piu’ di trent’anni, si rivolge al Centro di Salute Mentale di Genova Quarto richiedendo, sotto suggerimento di una parente, una visita per intraprendere il suo primo percorso di psicoterapia. Da diverso tempo lamenta una forte ansia che si accentua nelle situazioni sociali, in particolar modo quando per strada ha paura di incontrare persone conosciute che potrebbero farle delle domande circa la sua vita.

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Castelli di Sabbia. Di Elena Terragna

Simona è una studentessa universitaria di 23 anni e si presenta a un servizio di Salute Mentale della città a inizio ottobre 2019 chiedendo di intraprendere un percorso psicologico per poter affrontare il dolore causato dalla morte di una sua prozia di nome Anna, alla quale era molto legata, avvenuta a maggio 2019.

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Il caso di B: il miracolo delle telefonate. Di Martina Ribola

La prima volta che incontro B. è all’interno dell’associazione con la quale collaboro, in compagnia di una collega che già conosce il suo caso e che me la presenta. B. è una giovane mamma, alla quale è stato tolto il figlio per inserirlo all’interno di una casa famiglia. La scelta dell’allontanamento del figlio è stata giustificata dalle difficoltà della donna di occuparsi della crescita sia psicologica che materiale del minore.

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Il caso di Giorgio. Di Gloria Sardo

L’incontro con i genitori
I genitori di Giorgio giungono al Servizio di Psicologia dell’Età Evolutiva per una valutazione cognitiva. Giorgio ha 7 anni e presenta una diagnosi di Disturbo evolutivo specifico della funzione motoria ed una di Disturbo del linguaggio espressivo; ha già effettuato una visita neuropsichiatrica, con la quale è stata rilasciata una certificazione di Esigenze Educative Speciali, e da tempo segue un percorso logopedico ed uno di neuropsicomotricità.

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Il caso clinico di Gabriele. Di Cristina Ottonello

Gabriele è un ragazzo di 25 anni che si rivolge a me circa un anno e mezzo fa. L’aspetto di Gabriele mi colpisce molto: un ragazzo magrissimo, dal viso affilato, con i lobi delle orecchie deturpate da due enormi orecchini e con le braccia ricoperte da numerosi tatuaggi.  Ricordo di aver pensato che ci fosse qualcosa che strideva in lui, forse era il contrasto tra l’aspetto fisico molto aggressivo e la persona che si nascondeva dietro di esso.

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