Varchi "Tracce per la psicoanalisi"

La rivista Varchi nasce in una Scuola di formazione, una Scuola per i laureati in Psicologia e Medicina che scelgono di diventare psicoterapeuti con indirizzo psicoanalitico.

 Nasce per dar vita ad uno spazio di confronto, di incontro, di riflessione, di ricerca e di esplorazione, non solo per gli addetti ai lavori.


Aprire un varco alla curiosità, evitare l’isolamento, rimanere saldamente ancorati e collegati al mondo sociale e culturale ed evitare di sovrapporci ad esso nell’illusione di aver trovato la visione più giusta o più vera, è  un obiettivo etico per noi irrinunciabile.


Gli scritti che leggerete devono essere quindi intesi come un segno, un breve passaggio, una traccia su cui riflettere, una cifra che può avere a che fare con la psicoanalisi anche quando si presenta  fuori dai canoni classici della psicoanalisi stessa.

 

 

ULTIMO NUMERO   Varchi n.19 anno 2018

Immigrazione e mancata simbiosi - Varchi n. 18

di Elisa Carrozza

Nel lavoro terapeutico una delle sfide maggiori sembra essere quella di riu-scire a gestire le generalizzazioni delle teorie sulla patologia e le caratteristiche individuali di ogni paziente, il che, forse, è in effetti solo un’illusione. Si parte dalla storia, sempre. E sempre si dovrebbe tenere a mente che si tratta di una ed una sola storia.

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Il mediatore culturale nella psicoterapia individuale con il paziente straniero - Varchi n. 18

di Paolo Chiappero

Il triangolo no,
non l’avevo considerato,
d’accordo ci proveró,
la geometria non é un reato.
(Renato Zero, 1978)

Introduzione
Nella psicoterapia psicodinamica individuale dell’adulto è previsto un setting nel quale siano presenti unicamente i due protagonisti del processo analitico: terapeuta e paziente.
Come nella Metafisica aristotelica possiamo affermare: tertium non datur.

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Identità di confine: un adolescente meticcio - Varchi n. 18

di Valentina Donato

Sapere dov’è l’identità 
è una domanda senza risposta.
José Saramago

 “Mia madre pensa che io sia un’altra persona, ed è così, a casa sono K. ma quando sono fuori con gli amici, io devo essere un altro. È così che deve andare. Se mia madre sapesse le verrebbe un infarto”.“Credi che disapproverebbe?”. “Sì, ne ho fatte di cazzate e non è stato facile, ma io non mi faccio tirare in mezzo, so quando fermarmi, so cosa mi gioco”. “Cosa?” “Lo stare male... però non posso lasciare tutto... anche quello sono io” (Giugno 2015).
“Non sa quanto vorrei avere la pelle nera, come mia madre e i miei fratelli. Io sono un fantasma, così bianco. Io non mi sento italiano, sono cresciuto tra ecuadoriani. Quello conta, io sono sudamericano”(Settembre 2016).

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Lo straniero sono io un antropologo in Benin - Varchi n. 18

di Mauro Carosio

Caro fratello bianco, quando sono nato ero nero,
quando sono cresciuto ero nero, 
quando sto al sole, sono nero.
quando sono malato, sono nero, 
quando io morirò sarò nero.
Mentre tu, uomo bianco, quando sei nato eri rosa,
quando sei cresciuto eri bianco, 
quando vai al sole sei rosso, quando hai freddo sei blu,
quando hai paura sei verde,
quando sei malato sei giallo,
quando morirai sarai grigio.
Allora, di noi due, chi è l’uomo di colore?
Léopold Sédar Senghor

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Illegittimi e fuori luogo: giovani stranieri in carcere - Varchi n. 18

di Doriano Saracino

A cavallo tra gli anni ’70 e ’90, Abdelmalek Sayad studia la storia collettiva e le biografie degli algerini che avevano lasciato il loro paese per andare a vivere in Francia. Attraverso l’analisi di un movimento migratorio sostanzialmente unitario ed esemplare, Sayad ci introduce a comprendere i molteplici aspetti di un fenomeno che riguarda tanto il paese di origine quanto quello di accoglienza, perché se è vero che l’emigrazione-immigrazione mette in rapporto mondi diversi e lontani, va detto che il costo di questa operazione ricade in gran parte proprio sulle spalle dei migranti.

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La percezione dell’altro dialogo con Luigi Zoja - Varchi n. 18

di Monica Marinelli

Luigi Zoja  ha lavorato in clinica a Zurigo, a Milano, a New York e ora nuovamente a Milano come psicoanalista.
Dal 1984 al 1993 è stato presidente del CIPA, Centro Italiano di Psicologia Analitica e dal 1998 al 2001 ha presieduto la International Association for Analytical Psychology (IAAP).

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Ma chi e’ lo straniero? mappe, immagini, idee per capire - Varchi n. 18

di Gabriella Paganini

Chi è lo straniero? L’altro, il diverso da noi, che oggi coincide nel comune sentire essenzialmente con il migrante. Sullo straniero la riflessione pubblica nel nostro paese non è all’altezza della complessità del problema: da un lato si enfatizza la dimensione della minaccia, creando un vero e proprio mercato della paura; dall’altro spesso si indugia su una retorica umanitaria che ignora il disagio dell’incontro.

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Lavorare sotto l’ombra con i bambini ‘fluttuanti’ - Varchi n. 17

di Sara Vassileva

Il primo impatto nel lavoro con i bambini che si trovano nei reparti di ematologia, oncologia e trapianto di midollo osseo è stato molto forte. Non avevo mai avuto a che fare con bambini che hanno il cancro. Li avevo visti solo in fotografie o in televisione e vederne alcuni davanti a me, piccoli e pelati, alcuni con la testa deformata, altri con grandi cicatrici, mi ha colpito molto. Forse potrei dire di aver avuto paura anche se non so definire l’emozione perfettamente. So che avrei voluto voltarmi dall’altra parte e temevo che potesse trasparire il mio imbarazzo, la mia difficoltà nel guardarli. Ho dovuto forzare me stessa in maniera razionale, ricordando il motivo per cui mi trovavo lì, per andare avanti e proporre loro le attività ludiche o creative che avevamo preparato.

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Il lutto ad altezza di bambino: se a morire è un genitore - Varchi n. 17

di Alessandra Schiaffino

La storia di Elisa
Mi chiamo Elisa, sono bionda quasi rossa e ho le lentiggini. Come mia madre. Mi piace leggere. Come mia madre. Già, mia madre. Mia madre è indissolubile da Lei, la sua malattia, si chiama SLA. Non ho mai conosciuto mia madre senza di lei. I primi segni si sono manifestati poco dopo la mia nascita, lei ha colpito prima di tutto le mani e le braccia. Mancanza di forza, all’inizio.

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Lutti genitoriali da curare - Varchi n. 17

QUANDO UN NEONATO MUORE:
di Alessandra Pagni

L’epoca moderna si vanta di un alto livello di conoscenza raggiunto,
ma tale conoscenza è impostata in modo idealista,
la vita umana vale meno dei concetti,
malgrado tanto umanesimo.
(P.MI Rupnik, Dire l’uomo)

Negli ultimi cinquant’anni, con i progressi della medicina e delle tecnologie, la morte e il concetto di lutto hanno assunto significati e connotazioni profondamente diversi rispetto al passato: oggi si è meno abituati a considerare la morte come un evento naturale, la si considera piuttosto come un fallimento, sia di se stessi sia della medicina. Nell’immaginario comune la morte ancora spaventa, arresta, spezza.

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