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Varchi 23: il primo numero completamente edito via web

Cronache virali. Racconti dalla pandemia

Il numero di Varchi che state per leggere non potremo dire di averlo tra le mani, né di poterlo sfogliare. Si tratta, infatti, del primo numero completamente edito via web. La decisione è maturata in seno alla redazione durante il periodo di lockdown. Una rivista è tale per i suoi contenuti e il supporto materiale non dovrebbe cambiare la natura della cosa. Ma è davvero così? E’ indifferente al messaggio il medium che lo veicola? Non era di questo parere Platone, quando rifletteva sulla profonda differenza tra cultura orale e scritta. A maggior ragione noi, che siamo ormai oltre la metà del guado tra cultura testuale e ipertestuale, dovremmo riflettere sulle implicazioni che le opportunità tecnologiche ci offrono nei più svariati campi della nostra esistenza.

La stessa cura nella riflessione abbiamo deciso di riservare al fenomeno della pandemia e alle sue implicazioni sulle nostre vite. Per fare ciò non abbiamo radunato l’armamentario critico ormai tipico di Varchi. Abbiamo optato per un’altra via: quella del racconto. Nelle prossime pagine troverete racconti, mythoi, narrazioni in cui si mescolano le esperienze dirette di persone che lavorano e vivono negli ambiti più diversi: la scuola, il carcere, la ristorazione, la professione di cura, l’ospedale. Apprenderemo da queste voci l’impatto del virus sulla vita. Non la vita biologica, però, bensì la vita come l’abbiamo costruita culturalmente, professionalmente: la vita come struttura. Infatti, l’impressione generale ottenuta dalla lettura è che il virus si sia abbattuto con accanimento sulle nervature rigide delle nostre organizzazioni sociali. E’ l’incrinarsi di queste (di cui gli effetti economico-sociali del lockdown sono esempi) che ha determinato il disagio diffuso, il senso di claustrofobia, il panico.

Credo converrete con me nel giudicare come il contributo più impressionante a questo numero la raccolta di opinioni espresse dai bambini sul virus. Essi reagiscono all’ambiente circostante e lo reinterpretano. In questo caso li vediamo interpretare un dato che è già frutto delle stentate interpretazioni degli adulti. I bambini sono, quindi, i testimoni più interessanti del momento storico in cui stiamo vivendo. Nessun altro potrebbe essere più saggiamente critico nei nostri confronti. Nella situazione creatasi, infatti, gli adulti sembrano più propensi a farsi trascinare, piuttosto che a reagire analiticamente.

In un certo senso gli aforismi dei bambini costituiscono la parte analitica di questo numero. Nutriamo la speranza che ci diano strumenti inediti per affrontare il sommovimento generale costituito dalla pandemia.

 

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