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Perchè i minori che vengono dal mare sono ancora senza diritti? - Varchi n. 12

di Alessandra Ballerini*

Non ho particolari competenze, anzi direi nessuna, sulle problematiche dell'adolescenza, né i miei personali ricordi possono aiutare.

Neppure ho, o ho avuto, figli di quell'età.

Però, ed è la vera ragione per la quale non mi sono sottratta a questo breve impegno di scrittura, ho molti giovanissimi assistiti che rientrano nella definizione di adolescente.

E questo, mentre lo scrivo, è già per me elemento di riflessione: non è "normale" né "sano" che un avvocato debba occuparsi con tanta frequenza di minori, debba adoperarsi, spesso senza grande successo, per tutelare i loro diritti.

Il fatto stesso che degli adolescenti debbano rivolgersi ad un legale per richiedere se non ottenere il riconoscimento e la cura dei propri diritti è evidentemente di per sé un sintomo di gravissime lacune legislative ed organizzative.

Si va dall'avvocato o se ne richiedono comunque i consigli e l'attività quando si ritengono violati dalle istituzioni o dai privati cittadini i propri diritti e quando non si è riusciti da soli ad imporne la garanzia.

Pensare quindi che tanti minori, nel mio caso, stranieri, abbiano bisogno di un difensore per poter ottenere (e neppure sempre) la tutela dei propri diritti, pure universalmente riconosciuti sulla carta, è evidentemente inquietante.

I "miei" adolescenti, va detto, sono i più fragili dei fragili.

Sono minori, e in quanto tali, già particolarmente vulnerabili, sono stranieri e quindi "altri" e, spesso, sono non accompagnati, vale a dire soli.

Minore e straniero sono due parole che generano emozioni e conseguenze giuridiche contrastanti.

I minori sono ex lege necessitanti di tutela fisica, ma anche giuridica, gli stranieri, invece, sono “l’alterità” da sottomettere a pregiudizi, regole e controlli o da allontanare.

La parola “minore”, secondo il sociologo Alessandro Dal Lago "è già un intero cosmo educativo. Rimanda a una dimensione anagrafica negativa (sono minori tutte le persone che non hanno raggiunto l’età in cui si è pienamente in possesso di sé.), definisce una mancanza e quindi attira un buon numero di investimenti istituzionali... La “minore età” è soprattutto una minorità: ovvero una situazione che rende naturalmente indispensabili operazioni di tutela, educazione, assistenza,correzione ed eventualmente repressione... Così i minori richiedono l’opera di una folla di operatori il cui compito è essenzialmente di trasformare l’assenza in presenza, la natura in cultura,l’anarchia in ordine, l’ignoranza in competenza, l’illegalismo in legalità… La tabula rasa della minore età è un campo in cui sono indispensabili iscrizioni...”

Il minore straniero non accompagnato riveste un doppio ruolo sociale: è soggetto di un tradizionale discorso pedagogico, in quanto minore, e genera potenzialmente insicurezza o rappresenta comunque potenzialmente un "problema" in quanto straniero. E’ una questione di confine e di rappresentazione che alterna tutela e repressione, inclusione ed esclusione in maniera indissociabile come il fronte e il retro della stessa pagina. Nel caso dei minori stranieri non accompagnati si tratta di un’accoglienza incompiuta che necessita delle norme di attuazione per ricondurre i minori stranieri non accompagnati da oggetto di protezione a soggetto di diritto.

Da un punto di vista squisitamente giuridico la normativa in materia di minori stranieri non accompagnati è decisamente complessa e farraginosa poiché comprende molteplici disposizioni, disorganiche e in parte contrastanti tra loro, che riguardano appunto i minori da una parte e gli stranieri dall'altra, dando origine ad enormi difficoltà di interpretazione.

Il trattamento giuridico dei minori stranieri si trova infatti al confine tra due legislazioni di segno opposto: quella sui minori, improntata a principi di protezione e tutela e quella sugli stranieri, basata su "ideali", se così si può dire, di controllo e di sicurezza.

Il minore straniero non accompagnato è, quindi, come si diceva, una particolare figura di straniero e di minore e, come tale, è destinatario di una normativa specifica che spesso si rivela incapace di tutelare effettivamente i diritti dei minori lasciando ampio spazio ad una legislazione forte e repressiva come è quella in materia di stranieri.

Sul versante della “criminalizzazione”, la disciplina normativa istituzionalizza di fatto la diffusa percezione sociale dei migranti (siano essi minori o adulti) quali potenziali criminali, predisponendo una serie di misure restrittive orientate a neutralizzare questa presunta pericolosità (si veda da ultimo l'introduzione del cosiddetto reato di clandestinità, previsto dalla legge 94/2009 e spesso contestato anche ai minori stranieri). Appare innegabile quindi il consolidamento di una percezione allarmata e ostile dell’immigrazione quale problema di ordine pubblico.

Lorenzo Miazzi sintetizza con un'efficace immagine la contraddittorietà di tale situazione: “la condizione giuridica (...) del minore extracomunitario costituisce un interessante territorio in cui, come alla foce di un fiume l'acqua dolce e quella salata, si toccano, confondendosi e scontrandosi, due questioni oggi cruciali in Italia: quella dei minori e quella degli stranieri. A seconda dell'evoluzione del contesto culturale e sociale, che come la marea oscilla ora verso il mare ora verso il fiume, a volte l'acqua salata del problema degli stranieri indurisce la legislazione minorile e a volte l'acqua dolce del trattamento dei minori ammorbidisce quello dello straniero."

La legislazione italiana stabilisce che i minori stranieri non siano espellibili e che anzi debbano essere accolti e tutelati attraverso atti e attività che abbiano come fine ultimo il loro “superiore interesse”.

Queste le definizioni dei sociologi e le aspirazioni delle leggi. La realtà non è solo differente, è molto più ricca. La realtà sono questi piccoli eroi, con esperienze e responsabilità, loro malgrado, da adulti, ma sogni e sorrisi da ragazzi. Che vogliono giocare a calcio, studiare e pilotare aerei.

Come i nostri ragazzi. Solo che "loro" aggiungono: cosi potrei portare via tutti i miei connazionali in fuga dalla guerra senza fare loro rischiare la vita in mare".

Una delle esperienze più intense me l'hanno regalata i ragazzi che ho incontrato nella comunità per minori non accompagnati I Girasoli a Mazzarino.

Sopravvissuti a guerre e fughe, godono finalmente di un'insperata normalità: vanno a scuola, giocano a calcio, si innamorano, fanno progetti.

Chiediamo loro cosa direbbero e quali suggerimenti offrirebbero ai loro coetanei appena giunti sulle medesime sponde dove loro stessi sono sbarcati pochi mesi prima. Chiediamo di ricordare il loro smarrimento e trovare insieme rimedi per lenire il panico dei prossimi giovani naufraghi.

Ne nascerà, da un'idea e sotto la supervisione del Garante dell'Infanzia, un kit di benvenuto, creato da un variopinta equipe di educatori, fumettisti, avvocati e, ovviamente, minori (http://www.garanteinfanzia.org/news/un-passaporto-dei-diritti-i-minorenni-stranieri-non-accompagnati ).

Ci resteranno per mesi addosso le loro emozioni. Che vorrei potervi restituire. Ma questo è il meglio che sono riuscita a fare.

"Ho fame. Ho freddo. Ho male nelle ossa. La luce dopo tanto buio mi abbaglia. Non so dove sono. Divise e guanti di lattice mi spostano. Come fossi un fagotto infetto. Mi parlano e credo siano ordini, lo capisco dal tono ma non comprendo neppure una parola. Sono solo. Stanco, assetato, sporco, impaurito e disorientato. Ma vivo. E grato di essere vivo. Sorrido e alcune divise ricambiano. Poi arriva qualcuno che parla la mia lingua e mi sembra per un attimo di stare a casa. Mi ispezioneranno, intingeranno le mie dita nell’inchiostro, mi misureranno le ossa, cambieranno i miei vestiti, mi daranno un numero e una tessera. Salirò su autobus, treni o traghetti. Mi trasferiranno, senza chiedere mai il mio parere, in posti diversi e sconosciuti ma sempre un po’ meno affollati. E ogni volta saprò che sono vivo e forse sono in salvo. Ringrazierò Dio e pregherò gli uomini di farmi chiamare casa per dire ai miei che sono arrivato, che sono arrivato vivo e che li amo. Chiederò amicizia, libertà, comprensione e fiducia. E un futuro da costruire. Voglio un dizionario per farmi capire, un pallone per ricordarmi che sono solo un ragazzo, libri per crescere e una scuola per imparare e fare amicizia, schede telefoniche per accorciare distanze e addolcire distacchi e paure. Ho bisogno di vestiti puliti e della mia misura, di cibo commestibile a sufficienza e qualcuno con cui parlare. Ho bisogno di riempire i vuoti di giornate senza tempo e di una cartina geografica per sapere dove sto e dove andrò. Ho bisogno di conoscere i miei diritti e quelli degli altri. Mi servono sapone, scarpe, una bibbia, assorbenti. Voglio andare da un dottore, voglio medicine per la tosse, il mal di pancia e le fitte alla testa che mi assalgono quando ho paura. Voglio sapere se sono incinta e chi si occuperà del mio bambino concepito durante notti di prigionia e abusi. Vorrei sapere dove sono i miei fratelli e se potrò raggiungerli. Ho bisogno di qualcuno che mi parli, mi racconti cosa posso fare, in cosa posso sperare e cosa sarà di me. Ho bisogno di qualcuno che ascolti i miei bisogni, condivida i miei progetti, accudisca le mie paure, rida con me. Ho bisogno di fiducia e di sapere che andrà tutto bene. Sono un minore. Mi proteggeranno e si occuperanno di me. Sono straniero: mi troveranno un alloggio e mi faranno sentire a casa. Sono solo: mi accudiranno e mi accompagneranno nelle scelte e nei bisogni. Studierò, diventerò importante o almeno grande e aiuterò gli altri che sono partiti dopo di me e mi impegnerò perché altri ancora non debbano partire se non per libera scelta. Sono un minore, straniero, arrivato eroicamente vivo, in Italia. Se Dio e gli uomini vorranno, andrà tutto bene."

*Alessandra Ballerini (www.alessandraballerini.com) è avvocato e si occupa di diritti umani e di immigrazione. Ha partecipato come consulente del “Commissione Diritti Umani” del Senato ai lavori di monitoraggio dei centri di accoglienza e di detenzione per stranieri ed alla stesura nel 2006 del Libro Bianco sui Cpta (oggi Cie).