Sessualità e disagio - Varchi n. 11

di Roberto Todella*

Due parole, sessualità e disagio, che rimandano ad una molteplicità di scenari. Possiamo declinare il disagio sessuale per categorie, fasce di età, passaggi della vita: nella coppia e nei single, nelle prime esperienze sessuali, durante la maternità e poi nella coppia con figli, nell’età della menopausa, relativamente all’orientamento sessuale e all’identità di genere. In chi, paradossalmente, ha posto il sesso al centro della propria vita per finire in una spirale di dipendenza e in molte altre situazioni e condizioni. E ancora dalla preadolescenza (il disagio di una parte dei giovanissimi che riceve immagini a contenuto sessuale nel dilagante fenomeno del sexting) alla più tarda età.

Scoprire le differenti modalità con le quali il disagio si manifesta ma anche le affinità che sempre più spesso accomunano adolescenti, adulti e anziani nella difficoltà ad esprimere i loro bisogni affettivi, sessuali e identitari, in una società in rapida evoluzione nei modi di comunicare, relazionarsi e creare intimità.

Una società “liquida” dove anche l’amore è “liquido”, come sostiene Bauman. Ma liquido fino a che punto? Quanto di fatto è grande il margine di libertà individuale in questa rapida fluttuazione di esperienze affettive e sessuali? Oppure l’apparente fluidità nasconde una rigidità che ingessa il desiderio, chiuso tra vecchi stereotipi di genere ed esasperati modelli di efficienza e performatività.

Se la prestanza sessuale può essere sostenuta dall’apporto chimico-farmacologico come possiamo alimentare il desiderio che invece rischia di uscire di scena? Penalizzato dal “dover fare” che ne riconosce solo l’aspetto quantitativo, il desiderio trova con fatica quelle capacità di attendere e di immaginare, le sole che lo alimentano e lo pongono al centro dell’eros e che trasformano la sessualità in un’esperienza al contempo straordinariamente relazionale e soggettiva.

Gli scenari dai quali siamo attorniati ci rimandano una sessualità ludica, senza limiti, facilmente accessibile, svincolata da tabù e da sentimenti di colpa, sempre meno frenata dalla vergogna. Un sesso ricreativo quindi, diffuso e favorito dalle molteplici opportunità alle quali tutti possono avere accesso, dal preadolescente all’anziano, solamente digitando su uno smartphone o una tastiera. La tecnologia e la rete dunque, sempre più protagonisti o meglio registi del nostro modo di relazionare, interagire.

Rapporti occasionali, rapporti mercenari, turismo sessuale, sesso con gli amici (friends with benefits, come dicono gli americani). Una festa delle opportunità che tra le tante luci cela anche qualche ombra e suggerisce domande insidiose. Sesso ricreativo come scelta o come fuga?

Dunque una sessualità sdoganata da vincoli morali e limiti anagrafici (longevità, cure e farmaci hanno aperto prospettive inimmaginabili fino a pochi anni fa), proposta dai media con incontenibile pervasività, arricchita di nuove opportunità, dove è possibile esprimere, condividere e soddisfare ogni desiderio.

Tuttavia, in questa fiera delle opportunità, non è difficile scorgere un disagio che per molti si traduce in sofferenza e dolore, che spinge talvolta a richiedere aiuto. La sofferenza di chi non riesce ad esprimere ed appagare i bisogni affettivi e sessuali che costruiscono gran parte del nostro benessere, del sentirci in relazione, della ricerca di senso alla nostra esistenza.

Dunque il sesso, sdoganato a tutti i livelli, usato per la sua straordinaria “penetratività”, il suo potere, il suo potere di acquisto, il suo potere che diventa anche violenza quando è usato da fragili identità, porta con sè molta più sofferenza di quanto non lasci immaginare.

Sessualità e disagio. Due parole associate all’esperienza di molte persone. Ne siamo tutti testimoni, talvolta anche attraverso esperienze personali o di chi vive attorno a noi, più spesso attraverso le narrazioni di chi cerca il nostro aiuto come terapeuti.

Sessualità e disagio. E’ la sofferenza di chi associa la propria vita affettiva e sessuale a sentimenti di vergogna, inadeguatezza, delusione, fallimento. Oppure, sempre per gli stessi sentimenti, di chi non riesce più o non è mai riuscito ad entrare in intimità, a mettere in gioco il proprio corpo e le emozioni.

Un corpo per molti esasperatamente curato, mostrato, esibito come principale o unico veicolo di identità ma non altrettanto “abitato”. Un corpo incapace di riconoscere e trasmettere quelle emozioni che danno significato all’intimità e al contatto, favorite da lontane esperienze sensoriali vissute nelle dinamiche di attaccamento.

Sentimenti di inadeguatezza e vergogna che ritroviamo tra i più giovani, alla ricerca di una conferma, come è “fisiologico” che sia, della propria identità attraverso le prime esperienze sessuali. Gli stessi che chiedono o vorrebbero chiedere aiuto al mondo adulto (solo una minoranza lo fa o lo può fare) inchiodati dalla paura di una presunta o già verificata “disfunzionalità sessuale”, quella stessa in grado di aprire pericolose vie di fuga (dal bullismo alla dipendenza da sostanze o comportamentali) quando non è affrontata e superata.

Il termine “disagio sessuale”, in ambito clinico, viene riferito a quella condizione per cui un soggetto vive con disagio (ansia, preoccupazione, ossessività) la propria dimensione sessuale, senza per altro avere mai o avere ancora sviluppato una problematica disfunzionale. Il disagio, in questi casi, assume il significato di una aspettativa negativa, in grado di avvelenare l’esistenza attraverso pensieri ossessivi.

E’ una condizione che ritroviamo in molte richieste terapeutiche: persone che vivono una sessualità contaminata dal timore di inadeguatezza rispetto a presunti modelli di normalità. O ne sono così condizionati da mettere in atto un meccanismo difensivo di evitamento nel tenersi lontani da ogni opportunità relazionale. Timore dunque di non essere adeguato o di essere giudicato tale, di deludere le aspettative. Ma quali aspettative?

Di fatto, la sessualità trova sempre di più nelle immagini dei media e della pornografia i suoi standard. Il disagio per molti (non solo adolescenti ancora privi di esperienza ma anche adulti e anziani) è la diretta espressione del dover fare, del dover essere all’altezza. Una sessualità confrontata solo alla capacità performativa, agli standard proposti dal modello pornografico, unico parametro di riferimento che ha riempito il vuoto lasciato fino a ieri dal non detto di un pudore carico di moralismo e divieti.

Quando la sfida è vissuta come troppo difficile e il meccanismo di difesa messo in atto è l’evitamento, la ricerca del piacere è spostata altrove, nelle sostanze o in comportamenti che non richiedono una relazione o un confronto, meglio ancora se mediati dal potere (del denaro, della forza fisica, della prevaricazione). La sessualità solo virtuale oppure ottenuta col denaro o espressa nell’anonimato della rete, finisce così col colludere con la paura e celare un disagio che solo nelle estreme manifestazioni o per le dannose conseguenze della dipendenza, trova il modo di svelarsi.

Disagio e pornografia, dunque. La rete con le sue sterminate opportunità di immagini, suoni, contatti, rende possibile, condivisibile e lecita qualunque preferenza, inclinazione, fantasia. Consente di appagare i desideri più nascosti e ottenere facilmente l’eccitazione sessuale. Ma sempre la rete, attraverso i suoi modelli spesso ineguagliabili, detta le regole dell’agire sessuale, alimentando ansie e timori, nei più giovani ma anche in molti adulti che nel confronto sembrano aver smarrito ogni certezza.

Senza voler demonizzare la pornografia, che da sempre accompagna l’esperienza sessuale umana e a suo modo l’arricchisce, non si può ignorare come oggi la tecno-pornografia occupi uno spazio sempre più grande. Di conseguenza l’immaginario erotico, straordinaria risorsa intrapsichica che declina nell’esperienza sessuale la nostra soggettività, rischia di lasciare il posto ad un immaginario preconfezionato e globalizzato.

Diverse le possibili conseguenze: nell’adulto e in chi ha avuto modo di costruire il proprio mondo di fantasia attraverso precedenti esperienze, l’immaginario erotico viene solo in parte invaso dalle immagini della pornografia. Nell’adolescente quelle stesse immagini e scenari rischiano di occupare e saturare uno spazio in gran parte ancora vuoto. Di conseguenza, quando le fonti dell’eccitazione e la risposta sessuale sono fissate alle immagini e alle modalità della pornografia, non facili da riprodurre nella realtà, diventa più difficile investire eroticamente un partner, a maggior ragione quando il coinvolgimento emotivo-affettivo è più intenso, fino ad arrivare ad una completa scissione tra affettività ed eroticità.

Sessualità e disagio, quando la paura di un fallimento (o presunto tale) evoca le scenario ancora più terrificante che il/la partner possa raccontare l’accaduto. Per alcuni il turismo sessuale è la soluzione. Mettere più chilometri possibili tra il luogo dove si abita e dove verrà agita la sessualità, tra la propria paura e l’illusione del superamento della stessa.

Più accessibile ed economica la fuga su internet che consente l’anonimato e un ampio controllo del mezzo. La rete offre differenti livelli di “soccorso”: dal cyberporn, al cybersex, fino alla possibilità di incontri reali. Dunque molteplici opportunità per aggirare, contenere e convivere con il proprio disagio e mascherare la paura che lo genera.

Sessualità e disagio. Il disagio del non detto. Perché non è facile chiedere aiuto e quindi dichiarare apertamente la propria difficoltà, in particolare da parte maschile. Ecco allora lo stupore di molte donne (e la difficoltà a comprendere) di fronte al protratto rifiuto del partner a chiedere aiuto, rifiuto ostinato fino a compromettere la relazione e rischiarne la rottura. Ma avere un problema sessuale per un maschio non vuol dire solo compromettere un’importante dimensione di piacere individuale e relazionale ma perdere una componente fondamentale della propria identità (ma anche molte femmine trovano oggi nell’eros un irrinunciabile specchio di identità). Una perdita così umiliante che lo stereotipo di maschilità ancora dominante induce a nascondere ad ogni costo.

Sessualità e disagio, attraverso nuovi scenari, difficili da definire al punto da dividere la stessa comunità scientifica. Sex addiction, cybersex addiction, cyberporn addiction, espressioni diventate di uso comune che inducono curiosità e per alcuni anche inquietudine, nel timore di esserne compresi. Dare un nome a questi comportamenti aiuta a stabilire un confine rassicurante tra la (nostra) normalità e la patologia. Dipendenza, compulsività, disregolazione degli impulsi sono diverse angolature dalle quali è possibile osservare la complessa problematicità di chi rimane intrappolato nella spirale di un sessualità fuori controllo. Fenomeni non certo nuovi in assoluto ma che vanno assumendo nuove espressioni e una sempre maggiore incidenza.

Sessualità e disagio. La difficoltà delle coppie. L’intimità emotiva ed erotica non sono più un sottoprodotto della coppia stabile ma un elemento portante della coppia stessa, allo stesso tempo fattore di stabilità e felicità, come mai era accaduto in passato. Si tratta infatti di due componenti entrambe necessarie affinché la coppia raggiunga e mantenga una sua stabilità. Sono dunque i “fattori di felicità” e tra questi la condivisione del piacere, quello sessuale in particolare, a garantire la stabilità della coppia.

Ogni coppia, nella sua fase nascente, porta con sé l’aspettativa di condividere intimità erotica ed emotiva, frutto dell’incanto e dalla magia fiabesca che attribuisce all’amore il potere di veicolare l’eros e di farlo durare nel tempo. Tuttavia oggi non basta mantenerla, l’attività sessuale deve essere anche coinvolgente ed appagante. Di fatto, nel percorso di una coppia, preservare intimità, eroticità ed affettività può diventare presto difficile. Difficoltà che quando non porta alla rottura viene vissuta come un problema da risolvere mentre in realtà si tratta di un paradosso da gestire: distanza e immaginazione alimentano il desiderio erotico, all’opposto, vicinanza e prevedibilità il bisogno di sicurezza. Paradosso che anche la nascita dei figli e l’impegno a crescerli alimentano, rendendone più difficile la gestione. La disillusione delle attese porta alla ricerca di “altri” investimenti, come dimostrano la fragilità e l’instabilità delle relazioni di coppia, più propense alla rottura e alla sostituzione che alla riparazione.

Sessualità e disagio. Nuovi protagonisti: la sessualità al femminile. Tra conquiste e conflitti di questi ultimi decenni, le donne hanno ottenuto una sessualità prima rivendicata come libertà di agire, svincolata dalla doppia morale e poi attesa e pretesa come esperienza di piacere, personale e condiviso. Donne oggi, la cui identità si declina anche attraverso una intimità appagante, non più disposte a sostenere o coprire le fragilità di un partner che non sa esprimersi nell’intimità e non è abbastanza forte nella sua identità per mettersi in discussione e chiedere aiuto. Donne deluse quindi, nelle aspettative o nel confronto con altre esperienze precedentemente vissute. Da queste insoddisfazioni nascono molte richieste terapeutiche dove la problematica sessuale, che in altri casi traduce conflitti di altra natura, è la sola causa che mette in crisi prima la donna e poi la coppia, anche la più stabile.

Sessualità e disagio. Disagio di chi guarda e non riconosce più il proprio partner che ormai avanti negli anni ritrova un nuovo vigore nell’avvalersi delle terapie farmacologiche che riattivano la risposta sessuale e aprono la porta a innumerevoli possibilità di incontro (ludiche o mercenarie), con il rischio di scivolare in una spirale pericolosa. Da oltre quindici anni, le terapie farmacologiche per la disfunzione sessuale maschile hanno dato origine a quella che è stata definita la “seconda rivoluzione sessuale” (la prima è stata la pillola contraccettiva). Se da un lato consentono di mantenere o riattivare l’intimità erotica in quelle coppie che lo desiderano e si avvalgono senza pregiudizi di queste nuove opportunità, dall’altro rendono più accessibile una sessualità “ludica”, “predatoria”, senza coinvolgimenti emozionali e che non prevede continuità relazionale.

Quando l’uso e l’abuso di queste opportunità (farmaci più tecnologia) sconfina nella dipendenza? È la domanda che ci viene posta alla quale non è sempre facile dare risposta.

Sessualità e disagio. Di chi vive la discriminazione e l’emarginazione conseguenti al proprio orientamento affettivo e sessuale o alla propria identità di genere. In una società fondata sull’eteronormatività e il dimorfismo sessuale è inevitabile il disagio, più spesso la sofferenza, di chi affronta un percorso tutto in salita per definire la propria identità ed appagare bisogni affettivi e sessuali. La definizione di “minority stress” al loro percorso è appropriata e al tempo stesso riduttiva, perché rispetto ad altri minoranze gli ostacoli da superare sono maggiori, innanzitutto con se stessi, a partire dall’adolescenza, nella solitudine e nella incomunicabilità della scoperta. Percorso che avviene in una società sicuramente più tollerante, nella diffusa convinzione che la tolleranza sia l’atteggiamento più “progressista” nei confronti di chi, in realtà, si attende un riconoscimento e una parità che va ben oltre la tolleranza (pericolosamente vicina all’indifferenza) e che solo nel superamento della norma eterosessuale può trovare una significativa accettazione.

Sessualità e disagio. Il disagio di chi guarda i propri figli e teme per loro. Sexting, esperienze sessuali precoci con i rischi connessi, alimentano il disagio dei genitori più che dei giovanissimi, parte dei quali dovranno in seguito confrontarsi con le conseguenze delle quali non sono consapevoli. Genitori in difficoltà o più spesso “in punta di piedi” rispetto alla sessualità dei figli e alle loro esperienze: negare o non vedere per l’incapacità o il timore di non saper affrontare una realtà scomoda, difficilmente decifrabile. Disagio dei figli che più spesso di quanto lasci intendere la loro ostentata sicurezza cercano e sperano di trovare un adulto con il quale condividere ansie e paure.

Sessualità e disagio. Abbiamo visto alcuni degli scenari che li accomunano, altri ancora se ne potrebbero individuare. Nascosto tra le pieghe del vivere quotidiano il disagio sessuale di molte persone rischia di passare inosservato e di manifestarsi solo nelle sue espressioni più clamorose, nei fatti di cronaca, negli abusi e nelle violenze. Altre volte non è riconoscibile perché sotto diverse sembianze, come le dipendenze, la fuga nella solitudine, la depressione. Non è facile dargli voce da parte di chi lo vive, non sempre è facile riconoscerlo e dargli ascolto da parte di chi ne è testimone (genitori, educatori, insegnanti, terapeuti e molti ancora).

Sessualità come percorso. Una prospettiva che appartiene non solo al lavoro terapeutico ma all’esperienza personale di tutti. Un percorso intimamente connesso alla nostra identità, alle nostre emozioni, ai nostri sentimenti e al corpo che li esprime e traduce. Un percorso dalle inevitabili “ferite” che richiedono attenzioni, cura e ristrutturazioni.

Quindi sessualità e disagio. Trovare le parole e il coraggio per dirlo. Trovare gli interlocutori capaci di accoglienza senza imbarazzo. Con loro immaginare di esplorare un territorio, quello della propria sessualità, dove insidie e pericoli si possano progressivamente trasformare in curiosità e sorpresa.

*Roberto Todella è medico, psicoterapeuta, sessuologo clinico. Presidente del C.I.R.S. (Centro Interdisciplinare Ricerca in Sessuologia). Da molti anni si occupa di problematiche della sessualità svolgendo attività terapeutica e di ricerca. Docente al Master di Sessuologia Clinica dell’Università di Pisa, membro fondatore dell’Institut Sexocorporel International e membro del Direttivo della F.I.S.S. (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica). Autore di numerosi articoli in campo sessuologico ha pubblicato, con Jole Baldaro Verde, due volumi dedicati all’identità maschile e femminile, “Gli specchi dell’eros maschile” (2005), “Donne oggi. Riflessioni tra conquiste e conflitti” (2010) e con Emanuela Abbatecola e Luisa Stagi “Identità senza confini” (2008).