Varchi "Tracce per la psicoanalisi"

La rivista Varchi nasce in una Scuola di formazione, una Scuola per i laureati in Psicologia e Medicina che scelgono di diventare psicoterapeuti con indirizzo psicoanalitico.

 Nasce per dar vita ad uno spazio di confronto, di incontro, di riflessione, di ricerca e di esplorazione, non solo per gli addetti ai lavori.


Aprire un varco alla curiosità, evitare l’isolamento, rimanere saldamente ancorati e collegati al mondo sociale e culturale ed evitare di sovrapporci ad esso nell’illusione di aver trovato la visione più giusta o più vera, è  un obiettivo etico per noi irrinunciabile.


Gli scritti che leggerete devono essere quindi intesi come un segno, un breve passaggio, una traccia su cui riflettere, una cifra che può avere a che fare con la psicoanalisi anche quando si presenta  fuori dai canoni classici della psicoanalisi stessa.

 

 

ULTIMO NUMERO   Varchi n.20 anno 2019

Essere-con in rete: la fine dell’autonomia, il ritorno della dipenza e l’ordo amoris - Varchi n. 15

di Vincenzo Susca*

Ero ubriaco, sì, ma sapevo perfettamente quello che facevo. Solo che non sapevo di saperlo. Paul Auster, Leviatano

Sembrava quasi che l’uomo fosse rimasto prigioniero del proprio inconscio. Non viveva più un’esperienza razionale, egodiretta; si era arreso a qualche archetipo. L’impersonale ci ha attaccato, pensò il dottor Stockstill. Ecco cosa è successo: ci ha attaccato da dentro ed è fuoriuscito. Philip Kindred Dick, Cronache dal dopobomba

Sguardo fisso sullo schermo del computer, sospesi tra l’incantesimo e la partecipazione attiva. Una trama invisibile ci cinge al dispositivo comunicativo. Diveniamo parte della tecnica nel mentre la assorbiamo nella nostra coscienza e, con i dispositivi portatili, le microtecnologie e i wearable computer, la lasciamo penetrare nel nostro corpo.

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Come narrare un’adozione - Varchi n. 14

di Emilia Marasco*

Nel 1984, con la nascita di mio figlio Andrea, sono diventata madre. Avevo venticinque anni. Nel 1993, con l’arrivo di mio figlio Tilahun, sono diventata madre per la seconda volta e madre adottiva per la prima volta. Nel 1999, con l’arrivo di mia figlia Zenebech, sono diventata madre per la terza volta e, per la seconda volta, madre adottiva. Nel 2008 ho scritto e pubblicato un libro -La memoria impossibile (Tea)- probabilmente per mettere un po’ in ordine esperienze, pensieri ed emozioni di quindici anni molto intensi.

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Sono o non sono tua madre? Un monologo - Varchi n. 14

di Nicoletta Vaccamorta*

Progetto My Space: Laboratorio teatrale per adulti genitori e adolescenti (comunque figli)

“Non prenderti troppo sul serio, tieniti forte e lasciati andare con dolcezza” (Peter Brook)

Il progetto My Space prevede una serie di attività che variano a seconda dell'utenza, delle situazioni e delle idee, che si strutturano in percorsi esperienziali.

Il laboratorio teatrale ha portato a risultati interessanti. Hanno partecipato sia adulti /genitori che ragazzi e l'obiettivo comune era confrontarsi su tematiche quotidiane.

Mettere a confronto, attraverso battute, i pensieri di figlio e di genitore, ha contribuito ad alleggerire il senso di solitudine nei ragazzi e gli stati di ansia e stress nei genitori.

L’esperienza di contatto con i genitori ha portato a cogliere emozioni e sentimenti condivisi spesso a fine attività.

Proponiamo a mo’ di esempio del laboratorio la narrazione/monologo di una madre, rappresentativa di molte.

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Bambine e bambini con disabilità permanente: accompagnare genitori esposti al trauma - Varchi n. 14

di Alessandra Schiaffino*

“Quando nasce un bambino il mondo non è mai pronto ” (Wislawa Szimborska)

“Quando arriva al mondo un bambino “non come gli altri” è tutto l’universo della famiglia che vacilla e la vita prende un’altra direzione. La comunicazione della diagnosi è uno shock che divide la vita familiare in un “prima” che sembra improvvisamente sparito e un “dopo” che bisogna costruire e risistemare. Come accettare l’inaccettabile? L’handicap di un bambino fa l’effetto di un terremoto o dell’esplosione di una bomba che producono reazioni a catena: sconvolgimento di tutta la rete relazionale all’interno della famiglia, ripercussione sull’equilibrio psichico di ciascun membro del gruppo familiare (i genitori, ma anche i fratelli, le sorelle, i nonni, gli zii). Le onde di questo shock attraversano le generazioni. L’arrivo di un bambino con disabilità permanente provoca un profondo cambiamento dell’ambiente familiare, spesso anche delle condizioni materiali.” (Korff-Sausse S., 2007)

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Il paradosso del padre, intervista a Luigi Zoja* - Varchi n. 14

di Margherita Dolcino

Il libro “Il Gesto di Ettore”, ha un sapore pioneristico, uscito nel 2000 anticipava con grande lungimiranza, il ruolo del padre e il suo declino. Di recente tali concetti hanno acquisito una forte attenzione, confermando l’attualità del pensiero di Luigi Zoja.

In questa intervista, gentilmente concessa alla Rivista “Varchi”, Zoja ripercorre le tesi fondamentali di questo libro, ricollocandole nell’epoca contemporanea.

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La genitorialità come relazione identitaria fondamentale: apprendere dall’omogenitorialità - Varchi n. 14

di Federico Ferrari*

Introduzione

Il lavoro clinico con le coppie omogenitoriali ci pone nella posizione di riconoscere un fenomeno a noi familiare, quello delle dinamiche relazionali e psichiche della genitorialità, dentro una forma in parte differente ed in parte simile rispetto a quella ipostatica della triade madre-padre-figlio. Tuttavia, dobbiamo constatare come il focalizzarsi prioritario della teoria delle relazioni familiari sul triangolo edipico tradizionale, che pure ha permesso nel tardo secolo scorso la nascita del concetto stesso di genitorialità, ne ha limitato la capacità descrittiva. Esso infatti rimane fortemente intrecciato e confuso ai concetti di generatività, di procreazione e di funzione genitoriale. Questi concetti, che nella famiglia “biologica” si trovano ad essere sovrapposti, a ben vedere hanno connotati specifici che non equivalgono a quello di genitorialità.

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Francisco Palacio Espasa: una prospettiva transgenerazionale allo studio della genitorialità - Varchi n. 14

di Anna Bozano

I figli all'inizio amano i genitori,

poi li giudicano;

raramente, forse mai, li perdonano.

(O.Wilde, Una Donna senza Importanza,1894)

L’aforisma evoca in modo solenne il tema appassionante del filo transgenerazionale che lega le generazioni, attraverso l’eredità psicologica che ognuna riceve dalla precedente e lascia alla successiva.

L’idea secondo cui contenuti inconsci della mente possano essere trasmessi dai genitori al figlio viene delineata pionieristicamente da S. Fraiberg, in “I fantasmi nella stanza dei bambini”del 1974. L’autrice definisce i fantasmi come intrusi provenienti dal passato dei genitori, che danneggiano il bambino. Ma come sostiene F. Palacio Espasa, le identificazioni proiettive dei genitori sul bambino, di oggetti significativi del loro passato o di aspetti di se stessi come bambini, non sono necessariamente patogene, ma anzi possono essere strutturanti per il bambino. Inoltre la mobilitazione del proprio mondo interno alla nascita del figlio rappresenta per l’adulto un’opportunità di rielaborazione di conflitti irrisolti del suo passato infantile, in particolare con i propri genitori.

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Le comunità terapeutiche, le loro vicessitudini e la relazione come base sicura - Varchi n. 13

di Leopoldo Grosso*  

Pensiero magico e comunità terapeutica

Per un arco di almeno 20 anni (all’incirca dalla fine degli anni ’70 alla fine dei ’90) le comunità terapeutiche,in particolare quelle dedicate al “recupero” delle persone tossicodipendenti, hanno fruito di un tale credito favorevole di opinione e sono state investite di aspettative così intensamente “salvifiche”, che il loro ruolo non solo è stato sopravvalutato ma anche inevitabilmente condizionato. Sappiamo quanto il ricorso al “pensiero magico” sia invasivo rispetto alle malattie di cui non si ha certezza della cura e alle problematiche ritenute difficilmente risolvibili.

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Gruppi istituzionali, tra fattori evolutivi e involutivi: appunti da un’esperienza - Varchi n. 13

di Natale Calderaro*

“Il singolo   con le sue trasformazioni offre al gruppo una narrazione poetica, epica, scientifica, pittorica o filosofica, delle sue vicissitudini interne.” (E. Gaburri)

“Quando un gruppo non è più animato dal desiderio di conoscenza cade con tutti e due i piedi in qualche assunto di base…In definitiva perde il senso della communitas, del lavoro comune verso scopi sentiti come comuni, condivisi.” (L. Ambrosiano)

“Avevo sempre immaginato il paradiso come una grande biblioteca.” (J. L. Borges)

Premessa. Una storia

Sono stato dagli anni ’70 in avanti osservatore partecipe di gruppi istituzionali diversi, per storia e struttura.

C’era prima il manicomio. Poi, “Gorizia” e l’istituzione negata. Nelle esperienze che precedettero -creandone i presupposti - la Legge 180 e in quelle immediatamente successive, la messa in questione dell’istituzione si realizzava nel succedersi continuo di momenti assembleari (la riunione di reparto, quella di staff, l’assemblea generale). Era la “comunità terapeutica”, mutuata da Maxwell Jones. In tanti, allora, ci siamo trovati impegnati e immersi nelle pratiche antiistituzionali. Leggevamo Laing, Fanon, Goffman, Foucault, Minkowski, Freud, Binswanger e, naturalmente, Basaglia. La rivoluzione basagliana è stata davvero un cambio di paradigma ed è molto riduttiva la lettura esclusivamente sociologica che troppo spesso ne viene data.

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Inchiesta: quali risposte per le domande degli adolescenti? - Varchi n. 12

di Gabriella Paganini

Ma chi è questo alieno?

L’attività degli adolescenti può essere sintetizzata principalmente in due compiti: definire la propria identità e trasformare gli affetti e i sentimenti infantili in affetti e sentimenti adulti. Enunciazione che, a fronte della sua semplice essenzialità, racchiude percorsi complessi, irti di insidie e di sfide, di fronte ai quali il mondo degli adulti appare sempre più disorientato, preoccupato, angosciato per la propria inadeguatezza.

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