Varchi "Tracce per la psicoanalisi"

La rivista Varchi nasce in una Scuola di formazione, una Scuola per i laureati in Psicologia e Medicina che scelgono di diventare psicoterapeuti con indirizzo psicoanalitico.

 Nasce per dar vita ad uno spazio di confronto, di incontro, di riflessione, di ricerca e di esplorazione, non solo per gli addetti ai lavori.


Aprire un varco alla curiosità, evitare l’isolamento, rimanere saldamente ancorati e collegati al mondo sociale e culturale ed evitare di sovrapporci ad esso nell’illusione di aver trovato la visione più giusta o più vera, è  un obiettivo etico per noi irrinunciabile.


Gli scritti che leggerete devono essere quindi intesi come un segno, un breve passaggio, una traccia su cui riflettere, una cifra che può avere a che fare con la psicoanalisi anche quando si presenta  fuori dai canoni classici della psicoanalisi stessa.

 

 

ULTIMO NUMERO   Varchi n.19 anno 2018

Il respiro della morte nel mare di lampedusa - Varchi n. 17

di Santa Bellomìa

“Infin che ’l mar fu sovra noi richiuso”
(Dante Alighieri)

Ti guardo ogni giorno. Osservo i tuoi passi certi e sicuri in una zona del mondo che ti scaccia talvolta e talvolta ti mastica, oggetto di guadagno, soggetto di diritto. Quanti e tanti nomi avrai. Mai il tuo. Se cado nei tuoi occhi la voragine mi inghiotte ed ho il terrore di chi si smarrisce. Ti vedo demolire uno ad uno i gradini che io, depositaria delle regole civili, ti pongo infaticabile, di fronte. Ti estirpo la Speranza, la sradico dal tuo cuore, con metodo e perizia. Ti rendo uno di noi. Ottieni, inventa, canta, balla, salta.

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Vita e morte del soggetto in rete - Varchi n. 17

di Vincenzo Susca*

Dopo tre secoli di accanimenti terapeutici, risoluzioni politiche ed esperimenti scientifici tesi a separare il regno dei vivi da quello dei morti, così come ad estendere lo spazio-tempo del primo rispetto al secondo, a partire dalla scelta di spostare i cimiteri al di fuori della cinta urbana nell’Europa tra il Settecento e l’Ottocento fino alle molteplici invenzioni che hanno reso possibile il prolungamento dell’esistenza, la vita e la morte sono tornate a condividere una condizione di prossimità, un incontro ravvicinato che evoca le iconologie medievali della danza macabra.

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Arnold, storia di un uomo nato donna - Varchi n. 16

di Monica Marinelli

“Chi gli aveva detto che lui era un maschio e non una femmina,
come tutti si intestardivano a dirgli
e come il suo stesso corpo si ostinava a mostrargli?
Marilyn non lo sapeva, non sapeva neppure come era fatto, un maschio.
Ma qualcosa di profondo dentro di lui invece sapeva tutto e sapeva che lui era un maschio a dispetto di tutte le evidenze.”

Il romanzo Arnold, storia di un uomo nato donna (Edizioni Davide Tolu, 2016, www.davidetolu.it) scritto da Davide Tolu, parla di paure, coraggio, istinto, ragione, lealtà e necessità.
Davide Tolu, scrittore, drammaturgo, operatore pedagogico-teatrale, ha pubblicato sulla tematica transgender anche Transcritti (con B. Sopelsa, Pro Art 2008) e ha realizzato lo spettacolo One New Man Show. Ha fondato il “Teatro del Sé”, progetto di teatro-benessere che unisce la pratica teatrale a esercizi di consapevolezza e risveglio spirituale.

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Cacciatori di wi-fi: utilizzo dello smartphone da parte della popolazione migrante - Varchi n. 15

di Santa Bellomìa e Michele Corioni

All’alba o al crepuscolo, nelle ore in cui la città vede il traffico sfilacciarsi, come in certi dopopranzo sonnolenti della domenica, a due, a tre, o gruppi più numerosi: sembrano lì per caso e nemmeno si parlano. Hanno tutti uno smartphone, spesso gli auricolari. Seduti o in piedi, lo sguardo fisso e attento a cogliere il procedere di una connessione che, per qualsiasi utilizzo, sarà sempre troppo lenta.

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Quali meccanismi d’azione tra l’io e gli altri? - Varchi n. 16

di Rita Sciorato

Il tema dell’identità è da sempre molto complesso, sono molte le variabili che differenziano gli uni dagli altri: la genetica, la storia, la geografia, la politica, la cultura del tempo, lo sviluppo psicologico individuale, l’ambiente.

Entrare nel merito del concetto di identità sembra quindi come avere a che a fare con un territorio difficilmente cartolarizzabile, se non altro perché il sommarsi delle esperienze nello scorrere del tempo impedirebbe di fissare con precisione dei confini in continuo ampliamento.

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Identità digitale: un valore fragile dall’etica alla roboetica? - Varchi n. 16

di Rodolfo Zunino*

Esperto e uomo della strada concordano sul fatto che il progresso tecnologico dei decenni scorsi pone sfide evolutive del tutto nuove a tutti i livelli generazionali. La massiva e pervasiva diffusione delle nuove tecnologie, smartphone in primis, costituisce un fattore critico di cambiamento; ciascuno ha in tasca una connessione verso tutto il mondo circostante, e questo è un fatto potenzialmente dirompente.

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Identità e cultura: intervista a Sergio Manghi - Varchi n. 16

di Gabriella Paganini

Sergio Manghi, laureato in Sociologia all’Università di Trento nel 1971, è attualmente Professore Ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università degli Studi di Parma. I suoi principali temi di ricerca sono le trasformazioni in atto della soggettività, i processi di vittimizzazione sociale, la dinamica delle relazioni di cura e, sul piano teorico, gli intrecci transdisciplinari tra scienze sociali e prospettive bio-psico-evoluzionistiche, con particolare attenzione per l’ecologia della mente di Gregory Bateson, per il pensiero complesso di Edgar Morin e per la teoria mimetica di René Girard. All’esterno dell’Università, svolge attività di formazione nell’ambito delle professioni e dei servizi delle relazioni di cura, educative e d’aiuto.

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Inchiesta: tutta la città ne parla. Sguardi incrociati sull’uomo nell’era del digitale - Varchi n. 15

di Gabriella Paganini

Luoghi comuni

Natura/cultura, superficialità /profondità, materialità/virtualità: sono le principali contrapposizioni su cui poggiano molti luoghi comuni presenti in analisi più o meno improvvisate sull’era che stiamo vivendo, dominata dal digitale.                                                                                                            

L’idea di fondo è che l’uomo, pur producendo tecniche, abbia una sua naturalità da difendere e a cui rimanere fedele nel corso della storia: la tecnologia sarebbe così un semplice strumento da analizzare essenzialmente sulla base dell’uso che se ne fa e ciò che è culturale non di rado è visto con sospetto come possibile tradimento della natura umana. Da qui si può far partire anche l’attualissimo mito della virtualità del Web contrapposta come negatività alla positività della dimensione reale, materiale, concreta della nostra vita. Mito che va di pari passo con quello della vocazione alla profondità dell’animo umano insidiata dalla superficialità verso cui ci spinge l’invasione di schermi che mediano il nostro rapporto con la realtà.

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La sfera di cristallo digitale - Varchi n. 15

di Stefano Laffi*

  1. Prologo, ovvero cosa ti chiedi a 16 anni

E io? Che ci faccio io qui? Ce la farò? Mi accetteranno?- Mi capiranno? Mi rispetteranno? Qualcuno si accorge di me? Perché gli altri non ci sono mai quando ho bisogno? Le piacerò? Chissà che tipo è, che cosa le piace, che giri frequenta? Cosa faccio adesso? Che c'è di bello da fare? Dove andiamo a divertirci? Ma quanti soldi servono? L'anno prossimo che faccio? C'è qualcuno che ci ha già provato? Com'è? È difficile? Funziona? ecc. ecc.

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Essere-con in rete: la fine dell’autonomia, il ritorno della dipenza e l’ordo amoris - Varchi n. 15

di Vincenzo Susca*

Ero ubriaco, sì, ma sapevo perfettamente quello che facevo. Solo che non sapevo di saperlo. Paul Auster, Leviatano

Sembrava quasi che l’uomo fosse rimasto prigioniero del proprio inconscio. Non viveva più un’esperienza razionale, egodiretta; si era arreso a qualche archetipo. L’impersonale ci ha attaccato, pensò il dottor Stockstill. Ecco cosa è successo: ci ha attaccato da dentro ed è fuoriuscito. Philip Kindred Dick, Cronache dal dopobomba

Sguardo fisso sullo schermo del computer, sospesi tra l’incantesimo e la partecipazione attiva. Una trama invisibile ci cinge al dispositivo comunicativo. Diveniamo parte della tecnica nel mentre la assorbiamo nella nostra coscienza e, con i dispositivi portatili, le microtecnologie e i wearable computer, la lasciamo penetrare nel nostro corpo.

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