Varchi "Tracce per la psicoanalisi"

La rivista Varchi nasce in una Scuola di formazione, una Scuola per i laureati in Psicologia e Medicina che scelgono di diventare psicoterapeuti con indirizzo psicoanalitico.

 Nasce per dar vita ad uno spazio di confronto, di incontro, di riflessione, di ricerca e di esplorazione, non solo per gli addetti ai lavori.


Aprire un varco alla curiosità, evitare l’isolamento, rimanere saldamente ancorati e collegati al mondo sociale e culturale ed evitare di sovrapporci ad esso nell’illusione di aver trovato la visione più giusta o più vera, è  un obiettivo etico per noi irrinunciabile.


Gli scritti che leggerete devono essere quindi intesi come un segno, un breve passaggio, una traccia su cui riflettere, una cifra che può avere a che fare con la psicoanalisi anche quando si presenta  fuori dai canoni classici della psicoanalisi stessa.

 

 

ULTIMO NUMERO   Varchi n.16 anno 2017

Quali meccanismi d’azione tra l’io e gli altri? - Varchi n. 16

di Rita Sciorato

Il tema dell’identità è da sempre molto complesso, sono molte le variabili che differenziano gli uni dagli altri: la genetica, la storia, la geografia, la politica, la cultura del tempo, lo sviluppo psicologico individuale, l’ambiente.

Entrare nel merito del concetto di identità sembra quindi come avere a che a fare con un territorio difficilmente cartolarizzabile, se non altro perché il sommarsi delle esperienze nello scorrere del tempo impedirebbe di fissare con precisione dei confini in continuo ampliamento.

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Identità digitale: un valore fragile dall’etica alla roboetica? - Varchi n. 16

di Rodolfo Zunino*

Esperto e uomo della strada concordano sul fatto che il progresso tecnologico dei decenni scorsi pone sfide evolutive del tutto nuove a tutti i livelli generazionali. La massiva e pervasiva diffusione delle nuove tecnologie, smartphone in primis, costituisce un fattore critico di cambiamento; ciascuno ha in tasca una connessione verso tutto il mondo circostante, e questo è un fatto potenzialmente dirompente.

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Identità e cultura: intervista a Sergio Manghi - Varchi n. 16

di Gabriella Paganini

Sergio Manghi, laureato in Sociologia all’Università di Trento nel 1971, è attualmente Professore Ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università degli Studi di Parma. I suoi principali temi di ricerca sono le trasformazioni in atto della soggettività, i processi di vittimizzazione sociale, la dinamica delle relazioni di cura e, sul piano teorico, gli intrecci transdisciplinari tra scienze sociali e prospettive bio-psico-evoluzionistiche, con particolare attenzione per l’ecologia della mente di Gregory Bateson, per il pensiero complesso di Edgar Morin e per la teoria mimetica di René Girard. All’esterno dell’Università, svolge attività di formazione nell’ambito delle professioni e dei servizi delle relazioni di cura, educative e d’aiuto.

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Inchiesta: tutta la città ne parla. Sguardi incrociati sull’uomo nell’era del digitale - Varchi n. 15

di Gabriella Paganini

Luoghi comuni

Natura/cultura, superficialità /profondità, materialità/virtualità: sono le principali contrapposizioni su cui poggiano molti luoghi comuni presenti in analisi più o meno improvvisate sull’era che stiamo vivendo, dominata dal digitale.                                                                                                            

L’idea di fondo è che l’uomo, pur producendo tecniche, abbia una sua naturalità da difendere e a cui rimanere fedele nel corso della storia: la tecnologia sarebbe così un semplice strumento da analizzare essenzialmente sulla base dell’uso che se ne fa e ciò che è culturale non di rado è visto con sospetto come possibile tradimento della natura umana. Da qui si può far partire anche l’attualissimo mito della virtualità del Web contrapposta come negatività alla positività della dimensione reale, materiale, concreta della nostra vita. Mito che va di pari passo con quello della vocazione alla profondità dell’animo umano insidiata dalla superficialità verso cui ci spinge l’invasione di schermi che mediano il nostro rapporto con la realtà.

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La sfera di cristallo digitale - Varchi n. 15

di Stefano Laffi*

  1. Prologo, ovvero cosa ti chiedi a 16 anni

E io? Che ci faccio io qui? Ce la farò? Mi accetteranno?- Mi capiranno? Mi rispetteranno? Qualcuno si accorge di me? Perché gli altri non ci sono mai quando ho bisogno? Le piacerò? Chissà che tipo è, che cosa le piace, che giri frequenta? Cosa faccio adesso? Che c'è di bello da fare? Dove andiamo a divertirci? Ma quanti soldi servono? L'anno prossimo che faccio? C'è qualcuno che ci ha già provato? Com'è? È difficile? Funziona? ecc. ecc.

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Essere-con in rete: la fine dell’autonomia, il ritorno della dipenza e l’ordo amoris - Varchi n. 15

di Vincenzo Susca*

Ero ubriaco, sì, ma sapevo perfettamente quello che facevo. Solo che non sapevo di saperlo. Paul Auster, Leviatano

Sembrava quasi che l’uomo fosse rimasto prigioniero del proprio inconscio. Non viveva più un’esperienza razionale, egodiretta; si era arreso a qualche archetipo. L’impersonale ci ha attaccato, pensò il dottor Stockstill. Ecco cosa è successo: ci ha attaccato da dentro ed è fuoriuscito. Philip Kindred Dick, Cronache dal dopobomba

Sguardo fisso sullo schermo del computer, sospesi tra l’incantesimo e la partecipazione attiva. Una trama invisibile ci cinge al dispositivo comunicativo. Diveniamo parte della tecnica nel mentre la assorbiamo nella nostra coscienza e, con i dispositivi portatili, le microtecnologie e i wearable computer, la lasciamo penetrare nel nostro corpo.

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Come narrare un’adozione - Varchi n. 14

di Emilia Marasco*

Nel 1984, con la nascita di mio figlio Andrea, sono diventata madre. Avevo venticinque anni. Nel 1993, con l’arrivo di mio figlio Tilahun, sono diventata madre per la seconda volta e madre adottiva per la prima volta. Nel 1999, con l’arrivo di mia figlia Zenebech, sono diventata madre per la terza volta e, per la seconda volta, madre adottiva. Nel 2008 ho scritto e pubblicato un libro -La memoria impossibile (Tea)- probabilmente per mettere un po’ in ordine esperienze, pensieri ed emozioni di quindici anni molto intensi.

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Sono o non sono tua madre? Un monologo - Varchi n. 14

di Nicoletta Vaccamorta*

Progetto My Space: Laboratorio teatrale per adulti genitori e adolescenti (comunque figli)

“Non prenderti troppo sul serio, tieniti forte e lasciati andare con dolcezza” (Peter Brook)

Il progetto My Space prevede una serie di attività che variano a seconda dell'utenza, delle situazioni e delle idee, che si strutturano in percorsi esperienziali.

Il laboratorio teatrale ha portato a risultati interessanti. Hanno partecipato sia adulti /genitori che ragazzi e l'obiettivo comune era confrontarsi su tematiche quotidiane.

Mettere a confronto, attraverso battute, i pensieri di figlio e di genitore, ha contribuito ad alleggerire il senso di solitudine nei ragazzi e gli stati di ansia e stress nei genitori.

L’esperienza di contatto con i genitori ha portato a cogliere emozioni e sentimenti condivisi spesso a fine attività.

Proponiamo a mo’ di esempio del laboratorio la narrazione/monologo di una madre, rappresentativa di molte.

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Bambine e bambini con disabilità permanente: accompagnare genitori esposti al trauma - Varchi n. 14

di Alessandra Schiaffino*

“Quando nasce un bambino il mondo non è mai pronto ” (Wislawa Szimborska)

“Quando arriva al mondo un bambino “non come gli altri” è tutto l’universo della famiglia che vacilla e la vita prende un’altra direzione. La comunicazione della diagnosi è uno shock che divide la vita familiare in un “prima” che sembra improvvisamente sparito e un “dopo” che bisogna costruire e risistemare. Come accettare l’inaccettabile? L’handicap di un bambino fa l’effetto di un terremoto o dell’esplosione di una bomba che producono reazioni a catena: sconvolgimento di tutta la rete relazionale all’interno della famiglia, ripercussione sull’equilibrio psichico di ciascun membro del gruppo familiare (i genitori, ma anche i fratelli, le sorelle, i nonni, gli zii). Le onde di questo shock attraversano le generazioni. L’arrivo di un bambino con disabilità permanente provoca un profondo cambiamento dell’ambiente familiare, spesso anche delle condizioni materiali.” (Korff-Sausse S., 2007)

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Il paradosso del padre, intervista a Luigi Zoja* - Varchi n. 14

di Margherita Dolcino

Il libro “Il Gesto di Ettore”, ha un sapore pioneristico, uscito nel 2000 anticipava con grande lungimiranza, il ruolo del padre e il suo declino. Di recente tali concetti hanno acquisito una forte attenzione, confermando l’attualità del pensiero di Luigi Zoja.

In questa intervista, gentilmente concessa alla Rivista “Varchi”, Zoja ripercorre le tesi fondamentali di questo libro, ricollocandole nell’epoca contemporanea.

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tesiUna volta al mese...

E’ con piacere che segnaliamo la nascita di una nuova sezione del sito dedicata alla pubblicazione delle  tesi di specializzazione degli psicoterapeuti diplomati dalla Scuola. Ogni lavoro sarà preceduto da una breve nota da parte della Scuola allo scopo di segnalare le peculiarità del lavoro.

 

Ed ecco a voi Sara Veneziani con:
Un caso di anoressia nervosa maschile.