La vergogna: un affetto trascurato in psicopatologia.

A.Ballerini, Mario Rossi Monti

Nonostante la patologia degli affetti sia una delle strade che diminuisce il gradiente di incomprensibilità e di inderivabilità di fenomeniche indicate come psicotiche, per lungo tempo il campo degli affetti è stato egemonizzato dalla bipartizione fra mania e depressione.

Tutti sappiamo come il correlare esperienze psicopatologiche a vis suti e stati d'animo melanconici o maniacali abbia di molto aumentato la comprensibilità dei percorsi psicotici, fino all'attenzione crescente negli ultimi anni verso la rapida oscillazione o sovramm issione delle due condizioni (come negli stati misti) che conduce ad una «instabilità dinamica» (1) quale matrice di alterazioni dei confini dell'Io e quindi di esperienze psicotiche di primo rango.
Tuttavia questa bipartizione del campo dell'umore tra mania e depressione ha tagliato fuori una gamma di stati affettivi che possono essere non meno importanti in psicopatologia. È ad esempio di questi ultimi dieci anni il
forte richiamo degli autori della scuola di Vienna (2) al ruolo dell'umore disforico, ch
e è stato da loro definito come un sentimento di tensione spiacevole, con umore scontroso e irritato e con aumentata propensione ad acting out aggressivi. Questi ricercatori sostengono in definitiva una tripartizione del campo della patologia dell'umore: mania, melancolia e disforia, ed anche sottolineano, citando la vecchia intuizione di Specht (3), come diverse esperienze deliranti possano essere considerate congruenti con l'umore se si pone attenzione all'affetto disforico.

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